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FERDINANDO RUSSO
(Napoli 1866-1927)

Giornalista, narratore, poeta e drammaturgo, ha scritto soprattutto in dialetto napoletano, rispecchiando con fedeltà lo spirito della sua città tra Ottocento e Novecento.
Tra i poemetti ‘O cantastorie (1895), ’E Scugnizze (1897), Poemetti napoletani (1903);     tra le commedie Paranza scicca (1921) e Lucilla Catena (1920).
Scrisse anche romanzi, saggi e canzoni (Quanno tramonta ‘o sole, musica di Salvatore Gambardella).
Universalmente noti i versi di quest’ ultima:

Viene addu me ! Cuntentame stu core
c’a tantu tiempo penza, aspetta e spera!

 


Cenni storici sul quartiere di Pianura

"Il villaggio di Pianura, detto anticamente Casale Planurii e Villa Planuriae Majoris (Registri Angioini dell’Archivio della Zecca di Napoli), sorge a 180 metri di altezza sul livello del mare, appiè di un’altura tufacea nell’estremità nord-est di un antichissimo cratere di un vulcano estinto de’ Campi Flegrei del perimetro di sette chilometri; distante quattro miglia dalla città di Napoli...", così iniziava l’abate Giuseppe di Criscio nel 1911 il suo "Cenni Storici sul Comune di Pianura".
Apprendiamo così che il territorio di Pianura riceve tale nome in epoca remotissima, nel VI secolo d.c., quando, proprietà del duca longobardo di Benevento, Arechi II, fu donato alla Chiesa di Napoli detta di S. Gennaro ad corpus.
L’origine del piccolo centro abitato (nel 1911 gli abitanti erano 5042) viene fatta risalire ad un gruppo di operai addetti all' escavazione, al taglio e al trasporto del piperno, pietra molto dura che è stata ampiamente usata per lastricare le strade di Napoli e dintorni, nonché abbellire i palazzi signorili, compresi i palazzi reali.
La continua richiesta del piperno comportò un aumento del numero degli addetti alle cave e l’avvio di una agricoltura che si dedica soprattutto alla coltivazione di uve greche e latine.
Nel 1670 Pianura era uno dei 37 Casali di Napoli.
Nel 1678 fu ceduta in feudum per 5800 ducati alla famiglia dei Grasso nella persona del barone Francesco Antonio Grasso.
Venendo a fatti più recenti è da ricordare la partecipazione dei Pianuresi (o Chianuresi) agli avvenimenti storici fondamentali del 1800: nel 1848 è preso d’assalto e distrutto l’Ufficio Daziario ; nel 1860 invasione della Residenza Municipale del comune.
Pianura resta Comune autonomo fino agli anni trenta quanto verrà inclusa nel Comune di Napoli (ultimo sindaco il sign. G. Fontana).
Oggi, per la selvaggia speculazione edilizia abusiva che si è abbattuta sul suo territorio negli anni '70, '80 e '90 , conta un numero di abitanti imprecisato (il censimento del 2001, come il precedente, è stato fatto sulla base della toponomastica ufficiale, per cui il 70% della popolazione è stato ignorato) ma da stime approssimative dovrebbe essere pari a ottantamila.
Estrema periferia di Napoli, priva in buona parte dei servizi più importanti, è stato per anni teatro di lotte tra malavitosi con danni enormi all'economia e allo sviluppo civile della zona e con vittime innocenti.
La nostra biblioteca scolastica è intitolata proprio a due di loro: i giovanissimi Castaldi e Sequino.